Storia di un’azienda in trasformazione

Data: 14 Aprile 2017

Amore, amore nei ricordi: I vecchi amici di Intesa

 

Solo i più maturi possono ricordare le tendenze musicali in voga negli anni settanta; fra queste c’era una sorta di “progressive rock” rivisitato in chiave melodica italiana, interpretato da diversi gruppi nati sulla scia dei Pooh. Uno di questi, La Bottega dell’Arte, nel ’76 scalò le classifiche italiane con “Amore nei ricordi“: una melodia rarefatta con un testo di un romanticismo fiabesco.

I ricordi sono una parte fondamentale della nostra esistenza, e la condivisione di un passato ricco di valori trascende talvolta nel mito: si crea allora uno spazio magico al di fuori del tempo, dove le persone si incontrano per raccontare e far rivivere eventi, emozioni e momenti indimenticabili. Come il gruppo FacebookI vecchi amici di Intesa”: nomi e volti di chi ha fatto parte dell’azienda e l’ha conservata nel cuore, ma anche un filo che unisce i vecchi amici con chi dell’azienda fa ancora parte.

Molti nomi di ieri e di oggi sono stati immortalati vent’anni fa dalla fantasia di un intesino:

C’era una volta un bosco popolato da GATTI, un COLOMBO, un (DI) LUPO, un LEONE, un GALETTO, un GALLO cedrone, una CAGNA, più di un CAVALLO, (erano celibi e amMOGLIOTTI), attraversato da FIUMANI che scorrevano FORTI e impetuosi e pieno di ROSELLI e FIORELLI in POLLINI.
Non mancava nulla per essere felice: un CASTELLANO BELLO, un POZZO e una FONTANA per bere a RACANELLA, BUFFONI per ridere, MARZOLINI di fiori, una PIAZZA per ritrovarsi con l’AMICO, MEDICI per curarsi, si era contenti di MANGIArLARDO (a cavalli DONATI non si guardava in bocca); c’era per tutti GUADAGNO.
Da MARZI a GIUGNO, a NOVEMBRI, la VITA scorreva felice; nessuno portava CROCETTI sul petto.
Ma un giorno IAIA! Sbucarono dalLA PORTA l’azZAnNARONE con l’AMATO e slurp! BARP! SBRIZ! GORGO’! li fecero tutti NERI, poveri PICCININI e se li misero nel SACCO.
Nulla poterono i VALENTI SALVATORI; né il CONSOLE armato di FALCETTA e CHIODI, né il BENEDETTO PELLEGRINO, né BALDASSARRE che pure portò l’oro, l’incenso e MIRRI, né i BOLOGNESI, né i CREMONESI, né i SIGNORELLI di VERCELLI.
Poi, a fuochi LENTI, li finirono a bagno nei CALDERONI bollenti e senza ascoltar CONSIGLIO si mangiarono anche il GAMBINO dell’INFANTE BONFIGLIO.
Ma ti PARELLA un po’, si chiesero, ormai sul BORDO della fine ROSSI e traBALLANTI, che per colpa di questi LAZZARI si doveva finire così?
Allora ben aveva parlato il profeta SALOMONE: “beato il GIUSTO che per primo andò”.

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