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28.01.2020

Blockchain: a che punto siamo in Italia e nel mondo?

L’Italia è nella top ten per i progetti blockchain 2019 e oggi rappresenta uno dei contesti con più grandi prospettive di sviluppo di progetti basati su questa tecnologia.

Da oltre dieci anni, le applicazioni blockchain rappresentano la cartina tornasole di come stiano rapidamente evolvendo l’economia e società in cui viviamo: ci troviamo nella net economy e nella network society, in cui “le attività sono organizzate intorno a reti di informazione elaborate elettronicamente”, come afferma Manuel Castells, noto sociologo di fama internazionale.

Oggi ci stiamo avviando verso qualcosa di nuovo, stiamo infatti entrando nell’Internet of Value, una rete digitale di nodi, abilitata dalle piattaforme e da tutte le applicazioni di Distributed Ledger che permettono il trasferimento di asset di valore, in assenza di fiducia e senza la presenza di enti centrali.

Grazie ai risultati della ricerca dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger*, di cui Intesa (Gruppo IBM) è partner sin dalla fondazione, possiamo osservare il quadro complessivo: quali stati hanno maggiormente investito, come le aziende hanno iniziato ad avviare progetti di sperimentazione e in quali settori si rilevano i maggiori investimenti.

 

Blockchain e fiducia

Dallo scambio di informazioni e dati siamo passati al trasferimento di valore in modo sicuro e tracciato. Le caratteristiche proprie della blockchain – essere un registro condiviso in grado di creare asset univoci e non duplicabili, di garantire e certificare la storia completa di tutti i dati e le operazioni collegate a ciascuna transazione – la rendono una tecnologia estremamente flessibile e affidabile.

Ecco che la fiducia diventa il suo punto di forza, e i risultati della ricerca lo confermano. Secondo l’indagine svolta su grandi aziende italiane che hanno implementato dei progetti (34 rispondenti) tra i maggiori benefici emersi dall’uso della tecnologia blockchain troviamo proprio una maggiore fiducia da parte dei clienti e verso i partner e i fornitori. Fiducia che viene potenziata anche da un altro beneficio emerso, la riduzione delle frodi. Come evidenziato dal rapporto di ricerca, la contraffazione nella filiera manufatturiera rappresenta per l’Italia una perdita stimata al 3,2% del fatturato dell’intero comparto, terzo posto dopo USA e Francia; la blockchain può contribuire sensibilmente alla riduzione di queste perdite. 

 

Qual è lo stato dell’arte della blockchain?

Se da un lato ci troviamo in un contesto ancora poco maturo, dall’altro si nota un forte interesse da parte di attori molto diversi a investire in questa nuova tecnologia: dai dati dello studio emerge che dei 158 progetti implementativi del 2019, 47 sono operativi, 43 sono sperimentazioni e 68 sono POC.

Il proliferare di nuove piattaforme crea un senso di confusione per le aziende che sono incerte tra creare piattaforme proprietarie o affidarsi a quelle sviluppate da terze parti. Questa sensazione di smarrimento è causata anche da una mancanza di consapevolezza e di competenza, che però si cerca colmare; i dati relativi alla crescita degli investimenti in questa tecnologia lo dimostrano.

Figura 1 Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger, gennaio 2020, Blockchain e Distrubuted Ledger: unlocking the potential of the Internet of Value.

 

Inoltre, se da un lato il mercato sembra essere attendista, dall’altro, sempre più attori si interessano a questa tecnologia: i protagonisti del web come Facebook e Telegram stanno annunciando e finalizzando l’uscita di Libra e TON, delle soluzioni sviluppate per gestire pagamenti digitali, ma anche per realizzare Smart Contract e Dapp.

Non solo le grandi aziende, ma anche le istituzioni stanno investendo. Su questo fronte l’Europa è in prima fila con la European Service Infrastructure (EBSI), che si sta muovendo in particolare sugli ambiti della notarizzazione, gestione dei titoli di studio, Self Sovreign Identity e condivisione affidabile dei dati. 

 

Come si stanno muovendo le aziende internazionali?

I continenti più attivi nel 2019 sono stati Asia ed Europa, con 143 e 128 casi.  A livello globale, Paesi più attivi risultano gli Stati Uniti, Corea del Sud e Cina con 53, 31 e 29 casi. In Europa, invece, il Regno Unito (17 casi), l’Italia (con i suoi 16 casi risulta tra le prime 10 nazioni per progetti nel 2019) e la Russia (16 casi).

Figura 2 Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger, gennaio 2020, Blockchain e Distrubuted Ledger: unlocking the potential of the Internet of Value.

 

Spostandoci sulle aziende, le più attive nel 2019 continuano ad essere le banche, le pubbliche amministrazioni e gli attori del mondo agroalimentare.

I settori maggiormente coinvolti dai progetti implementativi sono il finanziario con 67 progetti, le pubbliche amministrazioni con 25 progetti, e il mondo della logistica con 11 progetti.

Per quanto riguarda i processi, sono stati registrati 44 progetti relativi alla gestione dei pagamenti, 42 alla gestione documentale e 31 alla gestione della filiera supply chain.

Figura 3 Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger, gennaio 2020, Blockchain e Distrubuted Ledger: unlocking the potential of the Internet of Value. 

 

La blockchain in Italia. Crescita del 100% degli investimenti

In Italia, le grandi aziende che conoscono le tecnologie blockchain e Distributed Ledger sono il 37%, percentuale che scede al 20% per le aziende medio-piccole. Il 12% delle grandi aziende e il 3% delle piccole pensano che tali tecnologie impatteranno sul proprio business nei prossimi 5 anni. Meno del 2% delle grandi aziende ha già avviato progetti e meno dell’1% nel caso delle piccole-medio aziende. 

Quali sono le principali barriere di ingresso?

Da un’indagine su 75 aziende italiane con esperienza su queste tecnologie emerge che il 52% dei rispondenti ha sviluppato una visione strategica su questi temi, dal momento che conosce la tecnologia e la portata che potrà avere. Tuttavia, il 45% del campione ha attivato delle sperimentazioni, mentre il 55% non ha ancora avviato iniziative correlate. Questo è legato soprattutto alla difficoltà di individuare benefici (51%), difficoltà nello sviluppo di competenze (49%) e nell’allocazione delle risorse (39%): solo il 9% delle aziende ha allocato risorse.

I principali benefici riscontrati dalle aziende che hanno implementato dei progetti non sono solo legati a miglioramenti e automazione dei processi – come nella riconciliazione dei dati e pagamenti – ma anche alla creazione di un ecosistema basato sulla fiducia reciproca tra partner, fornitori e clienti. 

Qual è l’andamento degli investimenti?

In Italia, gli investimenti ammontano a 30 milioni di euro. Sebbene limitati rispetto al mercato digitale italiano, sono cresciti nell’ultimo anno del 100%.

I settori finanziario e assicurativo sono quelli che hanno investito maggiormente in questa tecnologia e rappresentano il 40% degli investimenti totali.

Le applicazioni della blockchain nel nostro Paese sono analoghe a quelle internazionali: le aziende sono molto attive nell’ambito dei processi legati alla supply chain e alla tracciabilità del prodotto, in particolare nel settore agroalimentare.

Come per il contesto internazionale, anche in Italia per la maggior parte dei casi si tratta di sperimentazioni, ma si avverte una maggiore consapevolezza rispetto al passato: si inizia a spostare l’attenzione su progetti di ecosistema, tramite la partecipazione ad alcuni consorzi internazionali.

È infatti la capacità di creare un ecosistema tecnologico, caratterizzato dall’integrazione di diversi attori, che consente di sbloccare il potenziale della blockchain e di potenziare le tradizionali tecnologie.

La collaborazione con gli istituti di ricerca e gli Osservatori, la creazione di gruppi di lavoro e community interne per lo studio e l’analisi di tecnologia e mercato e l’applicazione di metodologie di design thinking e co-creation sono un insieme di best practice e strumenti che possono certamente aiutare le aziende a maturare maggiore consapevolezza e competenze. In Intesa (Gruppo IBM), abbiamo istituito un Competence Center specifico per contribuire a rendere la blockchain uno strumento abilitante, in grado di digitalizzare le aziende, automatizzare i processi, non solo in ottica di efficientamento del business ma anche di incremento della fiducia con il network di clienti, partner e fornitori.

 

A cura di Angelica Deputato – Marketing Operations Specialist, Intesa (Gruppo IBM)

 

*Fonte: Convegno Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano – Blockchain & Distributed Ledger: unlocking the potential of the Internet of Value – gennaio 2020

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