Impatto dell’Industria 4.0 su aziende e persone

23 agosto 2018

La digitalizzazione sta cambiando e cambierà il contesto economico e culturale.

La cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale è stata determinata dalla digitalizzazione, che ha sviluppato l’Industria 4.0, una nuova prospettiva tecnologica ed economica: una circostanza che ha contrassegnato una evidente discontinuità rispetto al passato non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche a livello imprenditoriale e culturale. In un contesto in cui le fabbriche stanno diventando sempre più interconnesse, protagoniste di una evoluzione digitale che presenta tante opportunità e alcuni rischi, l’Italia è destinata ad assumere un ruolo di primo piano, anche perché costituisce il secondo Paese manifatturiero in Europa.

Che cos’è Industria 4.0

Quando si parla di Industria 4.0 si fa riferimento al processo che genera una produzione industriale interconnessa e automatizzata. Come riporta Economy Up* citando una relazione di McKinsey, sono quattro gli ambiti più significativi su cui le nuove tecnologie digitali avranno un profondo impatto: l’impiego dei dati, gli analytics, l’interazione tra uomo – macchina e il passaggio dal digitale al reale. Quest’ultimo aspetto ha a che fare con robotica e con stampa 3D, ma anche con la manifattura additiva. Le nuove tecnologie, e più in particolare le interazioni machine-to-machine, dovranno essere strutturate in modo tale da consentire una razionalizzazione dei costi e un impiego mirato dell’energia, anche in vista di una ottimizzazione delle performance.

L’interazione uomo-macchina

Come si è detto, una delle direttrici di sviluppo che saranno condizionate dall’evoluzione di Industria 4.0 è quella che chiama in causa l’interazione uomo-macchina ovvero interfacce touch e realtà aumentata (AR). Certo è che nel contesto attuale è rilevante quindi raccogliere dati nell’ottica di trarne valore, ma solo l’1% delle aziende ne sfrutta la grande potenzialità*. Ecco perché è importante ricavare i benefici dal machine learning, ovvero il processo di apprendimento delle macchine che sono in grado di ottimizzare la propria resa facendo tesoro dei dati che immagazzinano e che analizzano. Il mondo dei big data è strettamente connesso con la connettività e con la potenza di calcolo che contraddistinguono l’impiego dei dati. Il contesto include anche Internet of Things, Open Data e Cloud Computing, per la virtualizzazione e la conservazione dei dati.

L’impatto di Industria 4.0

Capire quale sarà l’impatto dell’Industria 4.0 sulle imprese e, soprattutto, sulle persone è meno facile di quel che si possa immaginare: quel che è sicuro è che a cambiare sarà il mercato del lavoro, con la comparsa di nuove professionalità e, al tempo stesso, la modifica di altre. Un lavoro sempre più flessibile garantirà la creazione di posti di lavoro, ma al contempo genererà perdite nelle aree di produzione e di amministrazione. Tali perdite saranno equilibrate, ma solo in parte, da nuove opportunità nel settore ingegneristico, in quello informatico e in quello finanziario, oltre che nel campo del management. Il punto centrale di Fabbrica 4.0, come evidenziato dal report di Digital 360 in collaborazione con IBM (**), è rappresentato da due ambiti di riferimento: l’IT e l’OT, vale a dire l’Information Technology (le tecnologie gestionali) e l’Operational Technology (le tecnologie industriali). Industria 4.0 non è altro che l’evoluzione della terza rivoluzione industriale e della sua informatizzazione industriale, ora declinata in nuove tecnologie digitali identificabili nel cognitive computing, nei big data e nell’Internet delle cose.

Cambia il modo di lavorare

Adeguarsi a tali cambiamenti vuol dire veder evolvere le proprie competenze: tra i cosiddetti soft skill, uno dei più ricercati continuerà ad essere il problem solving, mentre assumeranno un ruolo di rilievo sempre maggiore creatività e pensiero critico. Nei processi industriali, l’innovazione digitale porterà allo smart manufacturing, che nel breve periodo potrebbe determinare un saldo occupazionale negativo che, tuttavia, è destinato a riequilibrarsi sul lungo termine, tenendo conto dell’impatto nell’indotto relativo al terziario avanzato.

Le fabbriche

Le fabbriche sono, a loro volta, coinvolte in questo processo di cambiamento: le macchine sono interconnesse le une con le altre, in grado non solo di dialogare tra loro, ma addirittura di provvedere a una manutenzione preventiva basata sull’autodiagnostica. L’Internet of Things farà sì che nei prossimi anni i macchinari saranno capaci di provvedere alla propria manutenzione assicurando standard più elevati di quelli che potrebbero essere garantiti dagli esseri umani, in termini di velocità, di capacità e di qualità. Per questo motivo le fabbriche riusciranno a prevedere il grado di fallimento produttivo e, quindi, a mettere in pratica gli accorgimenti di auto-riparazione che si renderanno necessari. In questo contesto, i consumatori non potranno che trarre benefici concreti: visto che gli impianti nelle fabbriche saranno contraddistinti da un elevato grado di flessibilità, i prodotti potranno essere progettati su misura e personalizzati.

La situazione in Italia

In Italia, come noto, è stato creato il Piano nazionale Industria 4.0, per favorire gli investimenti privati e incrementare le spese per l’innovazione, per la ricerca e per lo sviluppo. Sono quattro le direttrici strategiche individuate dal piano approvato dall’ex ministro dello Sviluppo Economico Calenda: investimenti innovativi, awareness e governance, competenze e ricerca e infrastrutture abilitanti. Poter contare su infrastrutture abilitanti vuol dire, invece, beneficiare di infrastrutture di rete che assicurino la protezione dei dati e ne garantiscano la sicurezza.

E’ quindi fondamentale che le aziende italiane traggano beneficio da questi investimenti e inizino piani di trasformazione digitale per diventare maggiormente competitive sul mercato locale ed estero.

 

 

* Fonte: www.economyup.it

** Fonte: www.ibm.com

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