Imprese e professionisti: tecnologia a supporto dei dati

14 Maggio 2019

Importanti provvedimenti normativi, digitalizzazione e tecnologia sono elementi che hanno modificato l’assetto delle aziende e che porteranno ad un necessario adeguamento degli studi professionali.

Come presentato nel rapporto di ricerca dell’Osservatorio "Professionisti e Innovazione Digitale" del Politecnico di Milano*, i recenti provvedimenti legislativi, come ad esempio GDPR, fatturazione elettronica e processo tributario telematico, stanno impattando i modelli organizzativi e di business delle piccole e medie imprese italiane e conseguentemente le professioni giuridiche ed economiche (avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro). Analizziamo come si stia trasformando la loro domanda di servizi e quali investimenti in ICT intendono attuare nel breve e lungo termine.

L’Osservatorio ha rilevato che la spesa in ambito informatico è in crescita (+7,9% rispetto al 2017), in parte per l’adeguamento agli obblighi normativi ma anche per una maggiore alfabetizzazione tecnologica correlata a una crescente consapevolezza nell’impiego di strumenti e servizi digitali. Si dimezza invece la percentuale dei professionisti che non hanno investito in ICT, si riduce notevolmente la quota degli studi con micro-investimenti (fino a 3mila euro) e cresce più del doppio la percentuale dei professionisti che investono tra i 3 e i 10mila euro.

Questi dati rappresentano una situazione di evidente interesse nei confronti della tecnologia e l’aumento della digitalizzazione da parte degli studi professionali comporta inoltre un evidente incremento della loro redditività.

Le tre direttrici principali dell’economia digitale, citate nel rapporto di ricerca, sono collaborazione, digitalizzazione e cultura dell’innovazione. Gli studi professionali risultano essere poco sviluppati se confrontati con le tre leve, a differenza delle piccole e medie imprese.

Analizzando i principali studi professionali giuridici-economici, quali commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e realtà multidisciplinari, risulta essere presente una bassa collaborazione e condivisione di dati ed informazioni; solo le aree multidisciplinari risultano essere più evolute sotto questo aspetto.

Per quanto riguarda la digitalizzazione, il 61% dei professionisti ha rivelato un indice di scarsa o sufficiente digitalizzazione, ma gli obblighi di legge spingeranno inevitabilmente i professionisti ad aumentare la propria conoscenza e competenza tecnologiche.

Anche per quanto riguarda la cultura dell’innovazione, intesa come il pensiero innovativo che porta a determinate scelte tecnologiche, c’è un’alta percentuale (64%) di studi di professionisti che ammette di non essere sufficientemente orientata all’innovazione.  È però in atto un’evoluzione nell’ultimo periodo che sta portando i singoli professionisti a livelli superiori di digitalizzazione.

Piccole medie imprese e studi professionali

L’avvento dell’era digitale ha modificato la tipologia della domanda di servizi da parte delle aziende stesse. Inoltre, la presenza di un ambiente sempre più competitivo ha portato alla nascita di nuovi concorrenti dei più tradizionali studi di professionisti, quali ad esempio società di consulenza direzionale, banche, società di pratiche amministrative e software house.

Per questi motivi è necessario che le piccole realtà professionali sviluppino nuove competenze distintive e siano in grado di diversificare i servizi per fornire un supporto alle aziende, con lo scopo di sviluppare una cultura gestionale più efficace. Il rapporto tra piccole medie imprese e professionisti è notevolmente variato negli ultimi ann e la soddisfazione per i servizi tradizionali offerti dai professionisti si è ridotta, probabilmente perché le aziende chiedono maggior sostegno alle attività standard del cliente.

Per contro è cresciuta notevolmente la presenza di studi che affiancano spontaneamente le aziende in attività chiave, quali ad esempio l’innovazione tecnologica, riscontrandone le esigenze di business. E’ aumentata anche la presenza di studi che attendono richieste specifiche delle aziende concorrendo poi a soddisfarne le esigenze.

 

I dati, petrolio del terzo millennio

La globalità delle informazioni è un asset patrimoniale che le aziende e gli studi professionali devono valorizzare  adeguatamente con l’obiettivo di trarne nuova conoscenza. Le società, come le singole realtà imprenditoriali, ottengono dai dati moltissime informazioni utili per migliorare le proprie attività, sviluppare nuovo business e aumentare quindi la redditività.

Attraverso la tecnologia quindi è possibile agire direttamente sui dati estratti dai sistemi standard. Le aziende e e PMI che hanno già raggiunto un livello di tecnologia elevato possono gestire e sfruttare i dati a vantaggio del proprio business.

Risulta importante capire se le aziende e gli studi sono pronti a lavorare sui dati prodotti, sviluppando tecnologie adeguate. Solo un terzo delle PMI infatti si dichiara disponibile a fornire volentieri maggiori dati agli studi professionali, così da trarne maggior valore. Ad esempio, solo una percentuale molto bassa di questi (3%) utilizza i software di analisi e reportistica

 

Ci si trova ancora lontani dal raggiungimento di un’ampia diffusione del cambiamento, di una maggiore collaborazione tecnologica e di uno scambio di dati diffuso, soprattutto per quanto riguarda i professionisti. La digitalizzazione, già raggiunta per molte aziende e PMI, è ancora piuttosto lontana per le piccole realtà, anche se un cambiamento è però in atto: gli studi sono sempre più proiettati alla costruzione di una relazione maggiormente collaborativa nei confronti delle loro aziende clienti.

 

 

Fonte: Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale – Rapporto di ricerca, Maggio 2019

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