L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato i primi risultati sulla fatturazione elettronica B2B tramite SdI.

 

 La falsa partenza della fatturazione elettronica B2BAnche le Istituzioni stanno facendo notare la falsa partenza della fatturazione elettronica B2B. Il progetto era stato avviato per condurre le aziende italiane verso la digitalizzazione. I vantaggi messi in campo sono molteplici eppure hanno trovato delle barriere.

Ad oggi si contano soltanto sei mila adesioni da parte dei contribuenti che esercitano l’opzione per i benefici fiscali legati alla fattura elettronica rispetto, al milione, tra imprese e professionisti, che fanno e-invoicing grazie alla fattura PA e ancor meno rispetto alle cinque milioni di Partite IVA nazionali.

Poco successo anche per le applicazioni gratuite di invio, trasmissione e conservazione delle fatture elettroniche messe a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, con appena centoventicinque mila fatture gestite in quasi un anno.

Quali potrebbero essere i motivi dell’insuccesso? Le ragioni di questa scarsa adesione possono essere molteplici, quali, ad esempio l’elemento “novità” del processo che genera incertezza negli utenti, oppure la scarsa conoscenza dei processi di dematerializzazione da parte del mercato. Da notare, per contro, che i dati complessivi  sull’utilizzo della fatturazione elettronica in Italia sono buoni, con quasi un milione di Partite IVA, fornitori di Enti ed Amministrazioni pubbliche, che ha digitalizzato i propri processi di fatturazione (anche se, più che altro, per via dell’obbligo di e-invoicing verso la PA) portandoci tra i Paesi più virtuosi in Europa.

Lo scarso esercizio dell’opzione si potrebbe attribuire anche ai Decreti (DL 127 e DL 193), per alcuni definiti contraddittori tra loro. Il quadro normativo, dal 2015 ad oggi, si è infatti evoluto con l’emanazione delle disposizioni del Decreto Legge n. 193 del 2016 che, modificando l’art. 21 del Decreto Legge n. 78 del 2010, ha introdotto un esplicito obbligo alla comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute proprio a partire dal 1 gennaio 2017.

Costringere il mercato ad approcciare un singolo documento obbligatorio (la fatturazione, tra l’altro verso un solo specifico sector, la Pubblica Amministrazione) aprendolo successivamente in modo facoltativo (e legislativamente anomalo) verso i privati, potrebbe non essere il modo migliore per convincere le aziende ad aderire al processo e beneficiare dei relativi vantaggi. Come traspare dall’articolo scritto da Agenda Digitale, occorre una maggiore diffusione dei concetti basilari.

Una corretta gestione dei processi digitali in ambito Supply Chain prevede infatti il trattamento di un numero più ampio possibile di documenti del ciclo, come l’ordine, la conferma d’ordine, i documenti di trasporto, ecc. che insieme garantiscono alla filiera e ai Trading Partner benefici reciproci e risparmi importanti del Sistema Paese. Progetti che affrontino la sola fattura (tendenzialmente l’ultimo seppure importante anello della catena) potrebbero non garantire la piena efficienza o la completa soddisfazione delle parti, rendendo più difficile e lunga la trattativa legata alla partenza della sola fatturazione B2B slegata dal resto.  In questo l’EDI è stato capostipite e alla sua storia occorre guardare per comprendere meglio i riferimenti stessi che l’Agenzia delle Entrate propone nel suo articolo relativamente ai provider e alla cultura del digitale che occorre diffondere per cambiare i risultati finora poveri di questa falsa partenza del B2B istituzionale.

Un B2B che non è riuscito a giovare nemmeno dei benefici fiscali proposti quali l’accesso per questo e per i successivi 4 anni, ad alcune agevolazioni tra cui procedure accelerate per le richieste di rimborso IVA, superamento di alcuni obblighi comunicativi verso l’Agenzia delle Entrate, riduzione di due anni dei termini per l’accertamento qualora i pagamenti delle operazioni attive e passive vengano effettuate solo in modalità tracciata (ad esclusione di quelle di importo inferiore a trenta euro).

Con l’obbligo di fatturazione elettronica verso la PA, quasi un milione di Partite IVA ha digitalizzato i propri processi di fatturazione, ma c’era appunto un’imposizione. Ora che vige invece un’opzione occorre che almeno queste stesse imprese e i professionisti che si sono avvicinati sempre di più al digitale per generare, trasmettere e conservare le proprie fatture, vedano la realtà nel suo complesso e riescano ad approcciarsi nel modo più corretto e più rapido anche alle transazioni tra privati. Si vedranno nei prossimi mesi le evoluzioni.