Storia di un’azienda in trasformazione

Data: 7 Aprile 2017

Paese che vai, usanza che trovi: lasciami dire!

Paese che vai, usanza che trovi”, lo scriveva già Giulio Cesare nel De Bello Gallico più di duemila anni fa, descrivendo l’avanzata delle compagini romane in territorio barbaro.

Sbarcando in Intesa una ventina di anni fa, si coglieva facilmente l’esistenza di un idioma locale; in particolare, era molto diffuso fra gli intesini più navigati l’intercalare* ‘lasciami dire.

Si era nel bel mezzo della discussione di un progetto? Ecco spuntare lasciami dire, pronunciato con una certa condiscendenza. Faceva capolino spesso come rafforzativo quando si esprimeva il proprio punto di vista e, anche se dal punto di vista semantico non trasmetteva nulla, in realtà comunicava uno stato d’animo: la predisposizione reciproca all’ascolto e alla collaborazione.  In fondo, lasciami dire significa: “ti dico ciò che penso e lo faccio in modo tranquillo”.

Se davvero questa espressione esista nella lingua italiana, è un interrogativo che permane; date un’occhiata a questo post, pubblicato sul forum ‘Solo Italiano’ nel 2007:

Paese che vai, usanza che trovi: lasciami dire!

Mi avevano già fatto notare che lasciami dire è diffuso ben oltre i nostri confini. Sarà, ma la concentrazione qui è così elevata, da far sospettare che Intesa ne sia la culla originaria.

*Si indicano come intercalari quelle sequenze che il parlante inserisce qua e là nel discorso, come personali forme di routine e in modo per lo più irriflesso, per punteggiare espressivamente il discorso stesso. Gli intercalari non hanno una specifica funzione nella strutturazione del testo né trasmettono precisi contenuti semantici []  (Enciclopedia Treccani)

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