Tracciabilità e fiducia nella filiera agroalimentare con la blockchain

22 Agosto 2019

Provenienza, qualità, trasparenza e sicurezza: i quattro pilastri portanti del food market.

Diversi sono gli appellativi che descrivono la nostra era: società dell'informazione, società della conoscenza e società del rischio sono solo alcuni esempi. Perché così differenti? Perché è un'epoca caratterizzata da nuovi ruoli sociali, nuove relazioni e rinnovati valori.

Il consumatore diventa sempre più produttore e sempre più attento alle tematiche etiche e sostenibili. Il produttore, a sua volta, cerca strumenti per rendere trasparente il processo di produzione e per creare quel senso di fiducia che porta alla soddisfazione delle esigenze dei propri clienti. Questa stretta collaborazione tra produttore e consumatore fa emergere nuove esigenze, soprattutto nell’ambito agroalimentare.

Fiducia e sicurezza sono valori della nuova società. La provenienza e la modalità di produzione sono infatti diventati i criteri con cui il consumatore giunge alla decisione di acquisto non solo per motivi etici e sostenibili ma anche in risposta ai problemi legati alla contraffazione e alle contaminazioni alimentari (ricordiamo i casi della mucca pazza, della salmonella nelle uova, mozzarella blu, ecc.), che suonano come un vero e proprio campanello di allarme. A livello globale, l’organizzazione mondiale della sanità ha infatti registrato 420.000 decessi e 600 milioni di malattie annue provocate dal consumo di cibo contaminato*.

 

Come è possibile mitigare questi rischi e quali sono gli strumenti più adatti?

Una possibile interpretazione è stata fornita a suo tempo da Ulrich Beck, noto sociologo e scrittore tedesco, il quale, nel definire la società del rischio come "un concetto che presuppone decisioni che tentano di rendere prevedibili e controllabili le conseguenze imprevedibili delle decisioni della civilizzazione", illustra anche come gestirla con le informazioni e la conoscenza.

La tecnologia, in particolare la blockchain, può essere un valido alleato: con la blockchain è possibile trasformare le informazioni – che vengono registrate in ogni transazione (dalla produzione, alla logistica, ai processi industriali di trasformazione, alle temperature di trasporto e conservazione, ai controlli di conformità e dei metodi di distribuzione, ecc) – in conoscenza.

La conoscenza può essere raggiunta grazie alla tracciabilità dei processi dell’intera filiera, in modo chiaro e trasparente. È così possibile per i consumatori ottenere le informazioni di cui hanno bisogno e per i produttori essere certi dell’origine dei prodotti trattati e scoprire in tempi rapidi quali sono le transazioni della catena fonte di possibili contaminazioni o contraffazioni, smascherando i fornitori non degni di fiducia.

 

Come si può favorire la creazione di ecosistemi trusted con la blockchain?

Nel caso della filiera del food, tutti i partecipanti, partendo dai coltivatori, passando dagli attori della distribuzione, arrivando ai consumatori finali, possono avere accesso alle informazioni relative alla provenienza e alle fasi che il prodotto ha attraversato: stati e trattamenti che l’alimento al centro della transazione ha ricevuto.

La registrazione di ogni transazione conferisce senso di fiducia e sicurezza sia ai consumatori che ai produttori e consente ad ogni attore di consultare il registro condiviso secondo le proprie finalità: i produttori possono ottenere garanzie dai loro fornitori per certificare la provenienza e l’autenticità dei propri prodotti o per scoprire la fonte di problemi alimentari, i consumatori possono avere evidenza di tutte le informazioni e le fasi relative alla lavorazione di uno specifico prodotto.

 

Come stanno reagendo le aziende?

Non solo i consumatori ma anche le aziende stanno diventando sempre più sensibili ai valori etici e sostenibili, così come ai valori legati alla qualità e alla sicurezza alimentare, sia per una maggiore attenzione alla salute del proprio consumatore, ai diritti umani e delle specie animali, sia per ridurre le ingenti perdite di denaro causate dalle contaminazioni alimentari e dal conseguente ritiro dei prodotti dal mercato.

Diverse multinazionali stanno quindi investendo in ricerca e sviluppo per capire come adottare la blockchain, al fine di rendere i propri prodotti sempre più sicuri.

Essendo la blockchain un meccanismo virtuoso, il cui valore aumenta con l'aumentare degli attori coinvolti, alcune aziende stanno iniziando a capire l'importanza di creare network condivisi e consorzi con cui collaborare per ridurre l'insorgenza di malattie derivanti dagli alimenti, per minimizzare gli sprechi, migliorare il controllo e la tracciabilità sulla filiera.

Non è un caso che alcuni dei principali attori del settore food a livello globale abbiano già sposato progetti ecosistemici che utilizzano proprio la blockchain come tecnologia abilitante. IBM Food Trust è un chiaro esempio.

 

Quali sono i principali effetti positivi dell’impiego delle blockchain nelle filiere agroalimentari?

La blockchain permette di garantire la provenienza del prodotto alimentare, attraverso una tracciatura completa sin dalla sua origine, consente di creare un ambiente trusted, con dati reali, precisi e veritieri. Inoltre, il monitoraggio dell’intera supply chain – dalla materia prima, alla consegna del prodotto finito – permette di assicurare il rispetto degli standard di sicurezza e qualità richiesti. Le certificazioni e i controlli di qualità consentono di combattere la contraffazione, di garantire la qualità e la provenienza e di monitorare il trattamento dei diritti degli esseri umani o animali.

Svariati sono gli attributi che vengono assegnati alla nostra era ma una è la parola chiave che porta il cliente a fidelizzarsi ad un brand e, contestualmente, conferisce un grande vantaggio competitivo per le aziende che sanno gestirla: la fiducia.

 

* Fonte: Ansa.it

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