Innovazione, We Are Intesa
29.07.2026
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Tempo di lettura: 7 min
Quando ad operare sarà il tuo agente, chi garantirà che è davvero autorizzato?
Intesa e il ruolo del prestatore di fiducia nell’economia degli agenti
Di Marco Broggio, Chief Solutions Officer

Sta arrivando una generazione di software capace di agire da sola per conto nostro. Non più assistenti che suggeriscono, ma agenti che decidono ed eseguono: cercano, confrontano, ordinano, firmano. È una comodità enorme e un problema nuovo. Perché quando a compiere un’azione non è più una persona, ma un programma che agisce al suo posto, chi garantisce che quel programma sia davvero autorizzato a farlo? Questa è la domanda su cui Intesa ha deciso di posizionarsi.
In questo articolo scoprirai:
Che cosa sta succedendo
Un agente è un software a cui affidi un obiettivo, non un singolo comando. Gli dici, per esempio, di tenere rifornito il magazzino: da quel momento controlla le scorte, contatta i fornitori, confronta le offerte e invia gli ordini, senza che tu debba seguire ogni passaggio. Fino a poco tempo fa era una prospettiva teorica. Oggi non lo è più.
I numeri raccontano un fenomeno già in movimento. McKinsey stima che il commercio orchestrato da agenti possa valere tra 3.000 e 5.000 miliardi di dollari a livello globale entro il 2030. A muoversi per prime sono le imprese, e la ragione è semplice: molti processi aziendali sono ripetitivi e basati su regole, ordini ricorrenti, adempimenti periodici, pratiche documentali. Sono esattamente il tipo di attività che un agente può gestire meglio e prima di una persona.
Insieme alla comodità, però, cresce anche il rischio. Visa ha registrato in sei mesi un aumento del 25 per cento delle transazioni avviate da bot malevoli, con un balzo del 40 per cento negli Stati Uniti, frutto di frodi automatizzate condotte proprio tramite agenti. È il segnale che, mentre l’automazione avanza, manca ancora lo strumento per distinguere un agente legittimo da uno che finge di esserlo.
Il pezzo che manca non è la capacità degli agenti di agire. È la fiducia: sapere chi è l’agente, per conto di chi lavora e fino a dove può spingersi.
Chi può garantire davvero
Da anni, in Europa, esiste una categoria di operatori che la legge autorizza ad un compito speciale: rilasciare firme, sigilli e marche temporali digitali con pieno valore legale. È una qualifica che non ci si dà da soli: si ottiene superando controlli pubblici e vigilanza continua. Per questo ciò che questi operatori certificano fa prova, riconosciuta per legge in tutta l’Unione. È la differenza tra un servizio qualunque che dice fidati di me e un soggetto le cui garanzie valgono davanti a un giudice. Intesa è uno di questi operatori.La sua proposta per l’economia degli agenti nasce da qui: portare la stessa garanzia legale che oggi accompagna una firma digitale dentro le azioni compiute dagli agenti. Intesa ha scelto di guidare questo cambiamento, evolvendo verso una nuova figura di prestatore fiduciario, quella che possiamo chiamare Agentic QTSP.
Agentic QTSP
QTSP è la sigla europea per prestatore di servizi fiduciari qualificato. Agentic QTSP indica la sua estensione al mondo degli agenti software.
Come si certifica un agente
Prima che un agente possa operare verso l’esterno, l’azienda o la persona che lo mette in campo deve certificarlo. Lo fa attraverso una piattaforma di Intesa, e il primo passo non riguarda l’agente, ma chi lo comanda. Intesa identifica in modo forte la persona o l’impresa, ne verifica l’esistenza e, nel caso di un’azienda, accerta che chi si presenta abbia davvero il potere di rappresentarla. È il passaggio più importante, perché tutta la fiducia che seguirà poggia su questa verifica iniziale: un agente vale quanto la certezza di chi lo ha autorizzato.
Solo dopo questa verifica, il soggetto abilitato può registrare il proprio agente e conferirgli un mandato, stabilendo cosa può fare, entro quali limiti e per quanto tempo. A quel punto Intesa emette le garanzie qualificate che l’agente porterà con sé. L’azienda non deve costruire nulla di tecnico: usa la piattaforma per trasformare il proprio agente in un soggetto riconoscibile e affidabile, con pochi passaggi guidati e, dove serve, tramite integrazione diretta nei propri sistemi.
Che cosa mette Intesa in mano all’agente
Perché un agente possa operare in modo affidabile, servono quattro garanzie, ciascuna con una funzione precisa. Insieme, fanno sì che l’agente sia riconoscibile prima di agire e che la sua azione sia dimostrabile dopo.
| Garanzia | A cosa risponde |
| Identità dell’agente | Chi è questo agente e chi lo ha verificato |
| Mandato | Per conto di chi agisce, e con quali limiti di ambito e di spesa |
| Legame con la persona o l’impresa | Chi ha conferito l’incarico, senza esporne i dati riservati |
| Prova dell’operazione | Che cosa è stato fatto, e quando, con valore legale |
Le prime tre stabiliscono la fiducia prima che l’agente agisca. La quarta la rende dimostrabile dopo. Quando arriva una contestazione, un controllo o una verifica, serve qualcuno in grado di dire, con valore legale, cosa è accaduto. In Europa, per legge, quel qualcuno è il prestatore qualificato. Intesa svolge questo ruolo da oltre vent’anni, ed è questa esperienza a rendere naturale il passo verso il mondo degli agenti.
Due situazioni, due direzioni
Nella pratica, il bisogno di fiducia si presenta in due forme opposte, e Intesa risponde a entrambe.
Quando l’agente si presenta a un terzo
Un agente deve effettuare un ordine o una prenotazione per conto di un’azienda. Si rivolge a un fornitore, a un marketplace, a una piattaforma, e chiede di impegnare quell’azienda. Chi eroga il servizio deve decidere se dargli credito, e ha un problema concreto: non conosce quell’azienda, non può consultarne le procedure interne, e se accetta un ordine da un agente privo di poteri il danno ricade anche su di lui. Gli serve una garanzia che venga da fuori e che chiunque possa controllare. È qui che l’agente porta con sé le credenziali emesse da Intesa: identità verificata, mandato con i suoi limiti, e la prova di esserne il legittimo titolare. Il terzo verifica in autonomia e sa con chi sta trattando.
Quando è l’agente a rivolgersi a Intesa
La situazione si rovescia quando l’agente lavora dentro il perimetro di chi lo ha creato. Pensiamo a una banca che automatizza con i propri agenti l’onboarding e l’identificazione del cliente, la predisposizione e la sottoscrizione della contrattualistica, la conservazione a norma della documentazione. Qui la banca non ha bisogno che qualcuno le certifichi il proprio agente, perché lo governa e ne risponde. Ha bisogno di altro: che i servizi qualificati di cui quei processi non possono fare a meno siano raggiungibili da un processo automatico.
L’identificazione del cliente, la firma, il sigillo, la marca temporale, la conservazione a norma restano attività che solo un prestatore qualificato può svolgere con valore legale, perché è verso l’autorità di vigilanza che l’evidenza dovrà reggere. Intesa le mette a disposizione dell’agente della banca in modo che possa richiederle direttamente, rispettando la distinzione che la legge impone: il sigillo dell’impresa può essere richiesto da un processo automatico, mentre la firma legata a una persona resta un atto della persona, con l’agente che prepara e l’essere umano che sottoscrive.
Due direzioni della stessa relazione: Intesa certifica l’agente perché altri possano fidarsi, e serve l’agente perché ciò che produce abbia valore legale.
La domanda che conta davvero
Il dibattito pubblico si concentra su una domanda: fin dove si spingeranno gli agenti? La risposta si vede già, e i numeri la confermano. La domanda che conta è un’altra, riguarda l’infrastruttura che sta sotto: quando gli agenti agiranno per noi, in processi regolati e verso controparti che pretendono garanzie, chi assicurerà che siano davvero autorizzati, e chi renderà dimostrabile ciò che fanno?
Gli agenti agiranno per noi. Intesa renderà possibile fidarsi di loro.
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