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10.09.2020

Il perché di una trasformazione digitale

Matteo Panfilo, Chief Solutions Officer di Intesa, racconta quali sono i presupposti e i punti di attenzione per avviare (o continuare) una digital transformation.

Quali dovrebbero essere le motivazioni che spingono un’azienda ad affrontare un percorso di trasformazione digitale e quali modalità e approcci si possono adottare. Un’intervista per vedere l’innovazione dalla parte di chi la fa.

Dall’ultimo report dell’Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano, abbiamo visto come molte aziende siano ancora restie ad avviare una digitalizzazione completa e omogenea dei loro processi. Quali sono i motivi di questa diffidenza?
Attualmente gli Innovation Manager o figure equivalenti altamente formate sono tra le persone più richieste e ricercate, quindi più che di una diffidenza nei confronti della digitalizzazione si tratta di numeri: in Italia gli investimenti in ricerca e sviluppo per la digitalizzazione sono ancora molto bassi e lo sono anche per via dell’assenza di figure adeguate che siano in grado di portare avanti la realizzazione di investimenti simili. Le aziende sono fatte di persone, che devono però avere gli strumenti e gli incentivi per cogliere al meglio le opportunità e uscire dalla famosa “comfort zone”. Per questo è importante che siano i top e middle management di ogni azienda a spingere tutta l’organizzazione verso il cambiamento, che deve essere percepito come una leva strategica con benefici sul breve e sul lungo periodo.

Quali sono i limiti per le aziende italiane al raggiungimento della “maturità digitale”?
Non si tratta di limiti, ma di alibi. Come si è già detto altrove, la pandemia da Covid-19, nonostante la situazione drammatica, ha spinto le organizzazioni ad evolversi e adattarsi pur di rimanere operative. Tuttavia, nei prossimi mesi ci dovremo aspettare una polarizzazione del mercato: chi ha la forza e l’energia per reagire e cambiare vincerà la sfida, chi invece non ci riuscirà avrà anni molto difficili. Ora più che mai è il momento di agire.

Avviare una trasformazione digitale è un processo importante, che richiede tempo e investimenti: quando si iniziano a vedere i benefici?
Tempo e investimenti devono essere abbinati a cultura e volontà. Evitando generalizzazioni, i primi a beneficiarne solitamente sono i clienti: durante la pandemia è stato evidente come le aziende che avevano già digitalizzato la customer experience fossero quelle in netto vantaggio. La possibilità di firmare contratti a distanza mesi fa poteva sembrare un processo la cui digitalizzazione era opzionale, ora è quasi scontato.
Molto, comunque, dipende anche dall’approccio: in Intesa siamo fermamente convinti di come lavoriamo con i nostri clienti, partendo sempre dalle loro necessità – pain points per citare un linguaggio utilizzato nelle nostre sessioni di design thinking – e affrontando subito dopo l’analisi dei benefici delle soluzioni e del ROI. Ciò che ci interessa è essere partner nel lungo periodo delle aziende clienti, e per farlo dobbiamo lavorare con obiettivi allineati, generare costantemente valore insieme, aiutarli ad ottenere vantaggi competitivi e sfruttare l’innovazione e la digitalizzazione per farlo. Questo è il nostro approccio e quello per cui ci piace continuare ad essere scelti dai nostri clienti.

Ogni azienda è diversa e ha un’organizzazione e modelli di business differenti. La possibilità di adottare una digital platform è applicabile a tutte?
Sicuramente ogni azienda è diversa, ma tra le caratteristiche che le differenziano ci sono anche visione, strategia e organizzazione. Adottare il concetto di digital platform è sicuramente una scelta auspicabile per tutti, soprattutto se il percorso di digitalizzazione è affiancato da un partner privilegiato: affidandosi a una digital platform che aiuti a digitalizzare diverse fasi dei processi operativi è possibile creare sinergie ed efficienza nell’utilizzo delle tecnologie.

Quando un’azienda dovrebbe iniziare un percorso di digitalizzazione, in che fase della sua evoluzione? Quali sono gli “step” per arrivare a una digitalizzazione completa?
Risponderei in primis con una citazione di Kotler che condivido pienamente, “L’unico vantaggio competitivo sostenibile consiste nella capacità di apprendere e di cambiare più rapidamente degli altri”. Tornando alla domanda, innovazione e digitalizzazione dal mio punto di vista sono elementi fondamentali per poter cambiare più rapidamente degli altri, quindi non dovrebbero essere dei percorsi che iniziano e finiscono, ma delle costanti ricerche da parte delle aziende per continuare ad essere competitivi e veloci nell’adattarsi al mercato cogliendone le opportunità.
Gli step per arrivare alla digitalizzazione dipendono se si vuole adottare un approccio bottom-up o top-down. Nella mia esperienza le aziende che hanno un top management che aiuta a dettare le priorità su queste tematiche sono in grado di affrontare sin da subito progetti complessi e che impattano su più funzioni aziendali e processi interni o esterni. Per le aziende che invece sono meno orientate alla digitalizzazione o innovazione è utile partire da necessità note, i pain points già citati, avviando un progetto di Proof Of Concept (POC): si parte da uno specifico use case per valutare il positivo impatto della digitalizzazione di un processo e creare quindi un circolo virtuoso con il coinvolgimento di altre funzioni aziendali, mostrando chiaramente i vantaggi ottenuti.

Ci sono dei casi in cui conviene digitalizzare solo una parte di processi interni?
La digitalizzazione completa può certamente essere un processo lungo e complesso, pertanto è assolutamente consigliabile procedere per gradi e definire degli specifici processi da cui partire, con l’approccio dei POC citato anche poco fa. La convenienza o meno dipende dai singoli processi, pertanto è probabile che ci siano alcuni processi i cui benefici possono essere immediati ed altri con risultati a lungo termine o non sufficienti per cui non vale la pena procedere. Come approccio sono fermamente convinto che si debba essere molto pragmatici, dalle necessità ai benefici attesi, che però possono essere di diverso tipo: non solo economici, ma anche strategici, commerciali, di velocità nel go-to-market, flessibilità, immagine, e molti altri. Per cui le parole chiave per me sono concretezza, attenzione al cliente interno o esterno e creazione di valore.

In un’azienda transitano ogni giorno numerose informazioni e dati su clienti, fornitori e produttività. Qual è il vantaggio più grande che si può ottenere dalla digitalizzazione di tutti questi dati sfruttando una digital platform?
Nella definizione della nostra digital platform noi siamo partiti da quello che i clienti ci chiedono da anni e per cui siamo nati qualche decade fa: gestire dati. Ora più che mai è evidente come l’aggregazione di dati su specifiche piattaforme sia una questione strategica, saper sfruttare la quantità di dati a disposizione è certamente un’opportunità enorme da poter e dover cogliere. Per queste ragioni abbiamo messo al centro della nostra offerta il cosiddetto data journey, ovvero il viaggio dei dati e di come vengono utilizzati e fruiti dai servizi che offriamo ai nostri clienti. Solitamente partiamo dal definire chi fornisce o ha accesso ai dati per poter identificare gli utenti con certezza, anche in ottemperanza a quanto richiesto dalla normativa, fino ai servizi di collaborazione nella gestione di dati o documenti, per arrivare fino alla loro certificazione o conservazione. Quindi tornando alla domanda, avere un partner con cui definire una strategia integrata che tocchi tutti o parte di questi aspetti è certamente una scelta che migliora l’efficacia dei progetti, i tempi di realizzazione, l’ottenimento di benefici concreti e genera l’effetto volano necessario per accelerare la digitalizzazione.

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