Innovazione
15.09.2021
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Tempo di lettura: 3 min
Co-innovation: che cos’è, benefici ed esempi
Un nuovo modo di fare innovazione grazie alla collaborazione

In un business che si evolve rapidamente, i vecchi modelli di innovazione non funzionano più. Per questo oggi ci si affida sempre più spesso alla co-innovation, un modello di innovazione basato su condivisione, open platform ed ecosistemi.
Tecnologie che evolvono rapidamente e un mercato dinamico in cui i prodotti diventano presto obsoleti. Sono questi i due principali elementi che caratterizzano il contesto in cui opera il business di oggi, in tensione tra la specializzazione dell’offerta e la rapidità di time-to-market. Un contesto in cui l’innovazione “chiusa” non può più portare ai risultati sperati.Per questo si parla oggi di co-innovation. Vediamo cos’è, i suoi elementi portanti e l’esperienza di alcuni partner Intesa.
Che cos’è la co-innovation
I confini tra protagonisti del mercato si fanno labili e la collaborazione diviene lo strumento più importante.
La co-innovation è un nuovo modello di innovazione che si basa sulla condivisione tra stakeholder – siano essi aziende, partner, istituti di ricerca, startup, clienti e anche competitor – di esperienze, competenze, informazioni e risorse.In un modello di co-innovation, il valore e le idee generate dalla collaborazione daranno vita a prodotti e servizi integrati e intuitivi, il cui valore sarà condiviso con tutti i partecipanti all’ecosistema.
Gli strumenti della co-innovation
Per divenire attori della co-innovation è però necessario adottare modelli di business che consentano e favoriscano la partecipazione a questi ecosistemi, con approcci open e aperti alle contaminazioni con altre realtà e industrie. Tra gli strumenti principali per partecipare a un ecosistema di co-innovation c’è dunque la progettazione dei servizi in un’ottica di open platform: piattaforme aperte, facilmente integrabili e scalabili grazie all’utilizzo di chiavi API.In secondo luogo, la stessa cultura aziendale dev’essere collaborativa, aperta anche all’adozione di metodologie estranee al settore di appartenenza: tra le metodologie più usate nell’ambito della co-innovation c’è infatti quella del design thinking, che integra le capacità analitiche con attitudini creative, permette di risolvere problemi complessi, di realizzare e testare rapidamente prodotti o servizi, ma soprattutto di coinvolgere più profondamente tutti gli stakeholder nei processi creativi.
Il design thinking, inoltre, è una delle metodologie più utilizzate nei percorsi di co-creation, in cui il principale coinvolgimento è quello del cliente.I vantaggi della co-innovationSe correttamente implementato, il modello co-innovation porta con sé benefici per tutti i partecipanti all’ecosistema: fornitori, partner ma soprattutto clienti, perché:
- favorisce la vicinanza con il cliente
- aiuta a sviluppare soluzioni resilienti
- promuove la collaborazione e la contaminazione cross-industry
- evidenza le best practice di settore
Un approccio win-win per ogni partecipante.
L’esperienza di Intesa e dei suoi partner
Anche Intesa ha adottato il modello di open platform, strutturando una digital platform in microservizi che consentono adattabilità e scalabilità. Grazie a questa struttura, servizi e microservizi vengono adattati alle esigenze dei clienti, coinvolgendoli – su più livelli e aree aziendali – in ogni fase del progetto di trasformazione: dall’area IT ma anche business e strategy, nel processo di co-creazione e sessioni di design thinking devono essere coinvolte figure diverse tra loro. È il caso, per esempio, della trasformazione digitale di BPER, iniziata da una profonda analisi e mappatura dei processi per terminare con una soluzione digitale resiliente e adatta alle esigenze degli utenti.
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