Cresce del 19% l’eCommerce B2B in Italia: ora vale 310 miliardi di euro

Il grado di digitalizzazione delle imprese italiane è in costante crescita, ma ancora insufficiente.   Interessanti i dati emersi nel corso del Convegno “digitalB2b” dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica ed eCommerce B2B del Politecnico di Milano, di cui Intesa è sponsor. Nel 2016 in Italia l’eCommerce B2B – l’insieme delle interazioni tra imprese tramite soluzioni digitali – ha toccato un valore di 310 miliardi di euro, cresciuto del 19% in un anno, e ora rappresenta il 14% del totale delle transazioni tra imprese (B2B) nel nostro Paese. Lo riferisce l’edizione 2017 dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica ed eCommerce B2B del Politecnico di Milano, presentata pochi giorni fa. La metà del valore dell’eCommerce B2B italiano si concentra nel rapporto tra produttori e rivenditori, il 30% scaturisce da scambi tra produttori e fornitori, e il restante 20% dai rapporti grossisti-rivenditori e produttori-grossisti. 120mila imprese italiane nel 2016 hanno fatto eCommerce B2B, il 20% in più dell’anno prima. Tra esse c’è oltre la metà delle grandi imprese, e più di una PMI su 4. Automotive (80 miliardi di euro), Largo Consumo (65 miliardi) e Farmaceutico (18 miliardi) sono i primi 3 settori per volume di scambi digitali B2B. L’Osservatorio classifica le soluzioni eCommerce B2B in tre categorie: eProcurement (ricerca, qualificazione e certificazione fornitori, negoziazione su strumenti digitali, eCatalog), eSupply Chain Execution (fasi logistiche, commerciali, amministrative e contabili), eSupply Chain Collaboration (pianificazione, sviluppo nuovi prodotti, gestione della qualità). Da sola, la categoria eSupply Chain Execution (EDI o Extranet/Portali B2B) è il 75% del totale eCommerce B2B, perché le imprese stanno investendo molto nella digitalizzazione del Ciclo Order-to-Pay. Oltre 150 milioni di documenti digitali (+36% rispetto al 2015)...

Cos’è la Firma Grafometrica? Ecco quello che devi sapere

Un processo di Firma Elettronica Avanzata per firmare i documenti informatici in totale sicurezza.   La Firma Grafometrica è un particolare tipo di Firma Elettronica Avanzata (FEA) che si ottiene rilevando i dati biometrici di un utente (firmatario) nel momento in cui appone la sua firma su un tablet legando gli stessi in maniera indissolubile al documento elettronico firmato. In altre parole, con Firma Grafometrica si intende un insieme di dati relativi al movimento compiuto durante l’apposizione di una firma autografa, opportunamente raccolti, crittografati e conservati insieme al documento per cui la firma è stata raccolta. I dati biometrici, vengono rilevati per mezzo di una penna elettronica su una tavoletta digitale e sono: ritmo, velocità, pressione, accelerazione e movimento. Quando si parla di Firma Grafometrica è utile specificare che non si tratta di una tecnologia, né di un prodotto, essa è un processo che prevede: l’identificazione del firmatario del documento; la connessione univoca della firma al firmatario; il controllo esclusivo da parte del firmatario sul sistema di firma; la possibilità di verificare che il documento informatico sottoscritto non abbia subito modifiche dopo l’apposizione della firma. Il processo segue una serie di passaggi essenziali per garantire autenticità del dato e tutela del firmatario. Innanzitutto, è necessario che il firmatario sia identificato in modo certo, tramite un valido documento di riconoscimento. Successivamente, l’utente va informato in merito ai termini ed alle condizioni relative all’uso del servizio; così facendo si subordina l’attivazione del servizio alla sottoscrizione di una dichiarazione di accettazione delle condizioni da parte dell’utente stesso. Infine, il firmatario potrà procedere con l’apposizione della propria firma sul documento elettronico. Le soluzioni...

La digitalizzazione del settore Logistica e Trasporti in Italia

Forte impulso alla crescita grazie alla dematerializzazione dei processi e alle nuove tecnologie.   In Italia il mercato della Logistica vale circa 109 miliardi di euro (dato 2014, Fonte: Centro Studi Confetra/AT Kearney), ossia circa il 7% del PIL nazionale, e coinvolge quasi 100mila imprese tra corrieri, trasportatori su gomma e ferro, gestori di magazzino, operatori logistici, spedizionieri, gestori di interporti, ecc. I 109 miliardi sono il totale dei costi logistici sostenuti dai committenti, al netto del costo delle scorte, ovvero la somma di 65,6 miliardi di costi interni e 43,5 miliardi di costi di outsourcing (servizi di operatori logistici conto terzi). Diversi fattori hanno aumentato negli ultimi anni la complessità del settore Logistica-Trasporti: ampliamento delle gamme di prodotto, frammentazione degli ordini, disomogeneità delle richieste di consumatori e punti vendita, e crescita dell’eCommerce con le sue criticità (ultimo miglio, gestione dei resi, ecc.). Rispetto a questa complessità un supporto prezioso è il digitale: molte tecnologie di Industria 4.0 possono migliorare anche i processi logistici, e le ricerche confermano l’emergere tra gli addetti ai lavori in Italia di una chiara consapevolezza sui benefici della digitalizzazione. La più recente edizione dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano per esempio ha misurato l’interesse di 132 manager di aziende utenti (Direttori Supply Chain e Logistica) e di fornitori di servizi logistici per 8 tecnologie innovative: Smart glasses, Workflow scheduling, Load building (tecnologia ottica per calcolare volume e peso delle spedizioni), RFId, Sensori, digitalizzazione dei documenti di trasporto (DDT), Piattaforme collaborative, e Mobile App. Queste tecnologie definiscono tre grandi aree di interesse. La prima è l’esigenza di visibilità sull’intero processo di distribuzione e consegna, a...

Fatturazione elettronica: grandi opportunità e poca consapevolezza

Le aziende sono davvero informate e pronte alla trasformazione digitale?   Uno degli argomenti maggiormente dibattuti quando si affrontano progetti di dematerializzazione dei processi aziendali è quello della fatturazione elettronica. Un tema che potrebbe sembrare già consolidato seppur i dati forniscono molti spunti su cui riflettere: sono davvero poche le aziende italiane che oggi hanno integrato un processo digitale per la gestione dei cicli di fatturazione. Con la definizione dello Standard europeo sulla fatturazione elettronica approvato dal CEM e la standardizzazione dei formati che potranno essere accettati da tutte le PA, entrambi previsti dalla Direttiva 2014/55/UE, si aprono nuovi ed interessanti scenari: si sta delineando un quadro normativo a livello europeo che consentirà di trasformare il sistema di fatturazione elettronica che coinvolge la Pubblica Amministrazione, mentre resta ancora in stallo la situazione che coinvolge le imprese, infatti, in quest’ultimo caso non si parla ancora di obbligo ma bensì di adesione facoltativa. Gli obiettivi dei provvedimenti europei puntano ad ottenere i benefici ormai noti, tra cui: risparmi derivanti dalla maggiore efficienza offerta alle imprese dai processi digitali e complessivo miglioramento del Sistema Paese, maggiore capacità di controllo nella lotta all’evasione fiscale, migliore allocazione delle risorse nella gestione della spesa pubblica, creazione di un mercato unico digitale europeo con benefici ben superiori alla sola maggiore efficienza dei controlli fiscali. Tuttavia, la fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione presenta alcuni limiti: si tratta di una digitalizzazione solo parziale, che non permette di massimizzare i benefici che questa può offrire. Analoga, se non addirittura più complicata, la situazione che si sta verificando con la fatturazione elettronica B2B. La dematerializzazione della fattura, indipendentemente che sia PA...

Digitalizzazione dei processi e collaborazione fra Trading Partner

Standard e approcci per favorire l’interconnessione digitale efficiente tra operatori di business.   La condivisione delle informazioni digitali nelle communities di Business Partner è fondamentale per lo sviluppo e la sopravvivenza delle aziende. La digitalizzazione supporta e facilita l’interconnessione dei diversi sistemi legacy aziendali per favorire lo scambio di informazioni, dati e documenti tra tutti gli stakeholders: questo oggi avviene con maggiore velocità, maggiore controllo ed una supervisione completa su tutte le varie fasi del processo. Le aziende possono garantirsi l’implementazione di un ecosistema digitale, strutturato in modo corretto e secondo la normativa vigente in materia, solo attraverso la governance dell’intero flusso di informazioni. In altre parole, non basta convertire il documento in formato digitale attraverso una mera scannerizzazione ma è necessario digitalizzare e dematerializzare l’intero processo, creando e richiedendo alle controparti documenti nativamente digitali. Il documento informatico è stato trattato con sempre maggiore precisione e, nel tempo, ne è stato allargato l’ambito: dalle modifiche del Codice dell’Amministrazione Digitale (le ultime di agosto 2016), al Regolamento eIDAS, passando per il DPCM del 13 novembre 2014 sulle regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale. In particolare il DPCM del 13 novembre 2014 insieme al Regolamento eIDAS in vigore dal 1 luglio 2016 definiscono il documento come un «qualsiasi contenuto conservato in forma elettronica, in particolare testo o registrazione sonora, visiva o audiovisiva». I documenti diventano così informazioni e possono essere composti anche da dati strutturati e non più unicamente da immagini più o meno parsificabili ed utilizzabili. Oggi non si parla quindi più unicamente di file in formato PDF inviati ad esempio tramite email...