Open innovation e startup: la situazione in Italia

8 Agosto 2019

L’ecosistema delle startup italiane, nonostante di dimensioni ridotte rispetto alle economie europee, nel 2018 ha registrato una netta crescita rispetto all’anno precedente.

Più della metà delle aziende italiane sono interessate a collaborare con le startup in un’ottica di innovazione digitale, aprendo i propri orizzonti anche alle università e ai centri di ricerca. L’Italia si trova però sotto la media europea in merito alle iniziative di digitalizzazione: fortunatamente la presenza di grandi gruppi e di altre aziende di dimensioni rilevanti sta favorendo percorsi di sviluppo in queste aree.

Open Innovation in Italia

Le imprese devono necessariamente fare ricorso a idee esterne, a supporto di quelle interne, per poter arricchire le proprie competenze ed essere al passo con i tempi; l’open innovation permette loro di essere maggiormente competitive sul mercato e lanciare iniziative per ridurre i costi operativi.

Un approccio “open” consente di operare secondo logiche e modelli ampiamente diffusi nel mondo delle startup, velocizzando i tempi di sperimentazione e riducendo il tempo necessario per la modifica dei beni e servizi offerti.

Secondo i risultati dell’Osservatorio Digital Transformation Academy del Politecnico di Milano*, il 33% delle aziende dichiara di adottare in modo consapevole l’open innovation per la gestione dell’innovazione digitale della propria impresa, mentre il 24% delle imprese, che ancora non l’ha adottato in maniera consapevole, dichiara che ha in programma di farlo.

Esistono inoltre molte aziende che attuano l’open innovation in maniera inconsapevole; se si considerano anche queste organizzazioni si raggiunge una percentuale del 58%.

 

Inbound e Outbound Open Innovation

Con l’inbound open innovation le aziende incorporano all’interno dei propri processi stimoli di innovazione esterna; l’open integration delle aziende italiane avviene principalmente attraverso la collaborazione con università e centri di ricerca (66%), partner scouting con imprese consolidate (46%) e startup intelligence (43%).

Le azioni intraprese per iniziare processi di innovazione esterna da parte delle aziende italiane possono essere differenti: contest tra sviluppatori esterni, concorsi per raccogliere idee e progetti innovativi, iniziative attraverso il web con community per la realizzazione di un progetto o per la risoluzione di un business need, costituzione di fondi aziendali per acquisire startup, investimenti diretti in realtà innovative, progetti di co-sperimentazione con altri partners e scouting in determinati ambiti.

Attraverso l’outbond open innovation le aziende hanno invece l’obiettivo di offrire la propria innovazione tecnologica a terzi, mantenendo la proprietà intellettuale presso di sé e riducendo, di conseguenza, il rischio imprenditoriale.

Solo l’11% delle imprese italiane attua questo modello di business, in quanto è presente una forte preoccupazione di perdere asset relativi alla proprietà intellettuale.

Le modalità per valorizzare all’esterno l’innovazione digitale sviluppata internamente possono essere di diverso tipo: cessione ad altro soggetto da parte dell’autore di utilizzare il prodotto o la tecnologia in cambio di benefici economici, accordi di joint-venture, creazione di una nuova società (Corporate Venturing) con lo scopo di beneficiare di economie di  scala e acquisizione di brevetti.

 

Startup italiane e loro ruolo nell’open innovation

Sono soprattutto le  realtà italiane di grandi dimensioni a collaborare con startup, università e centri di ricerca. Un’azienda su due che ha dichiarato di aver collaborato con startup ha avviato con esse una collaborazione in campo di ricerca e sviluppo, mentre il 41% le ha coinvolte come fornitore per specifici progetti di breve termine. Per iniziative di lungo termine si è giunti ad un 27% e per le partnership commerciali al 20%.

 

Imprese e startup: aspetti positivi e negativi della collaborazione

Attivare una collaborazione con una grande impresa è di vitale importanza per una startup in quanto, attraverso questa partnership, riuscirà ad ottenere i capitali necessari e il supporto tecnologico indispensabile per proseguire nella propria crescita. Le startup hanno solitamente risorse limitate e pochi accessi ai mercati. Per quanto riguarda le aziende, gli aspetti positivi consistono nel diversificare il proprio business, incrementare l’innovazione organizzativa e ampliare il proprio ecosistema

Esistono però delle difficoltà ricorrenti che emergono all’interno della collaborazione tra queste realtà: difficoltà di tipo relazionale e di formalizzazione della collaborazione. Il 43% delle aziende ha infatti riscontrato queste carenze.

Relativamente alla formalizzazione della collaborazione, il 37% delle aziende ha notato problemi legati alla formalizzazione delle garanzie per favorire un impegno continuativo di collaborazione, mentre il 29%  solleva interrogativi in merito alla proprietà intellettuale alla gestione dei processi di qualifica e alla definizione degli accordi di riservatezza.

 

* Fonte: Report dell’Osservatorio - Priorità dell’innovazione digitale per le imprese nel 2019: open innovation e ruolo delle startup

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