Fattura elettronica tra privati (B2B): siamo in ritardo?

9 ottobre 2018

Dal 1 gennaio 2019 sarà obbligatorio, su tutto il territorio nazionale, l’emissione e l’invio di fattura elettronica, anche avvalendosi di terzi intermediari, nei rapporti tra aziende private (fattura B2B).

L’obbligo in questione prevede che le transazioni commerciali sia verso le aziende che verso i consumatori finali che richiedano fatturazione siano regolate esclusivamente da fatture elettroniche in formato XML specifico, trasmesse e ricevute attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) e al quale si possono connettere sia i contribuenti che i propri terzi intermediari.

Siamo nel mese di ottobre e la domanda che ci sentiamo porre da molte aziende è: siamo in ritardo?

È chiaro che affrontare nell’ultimo trimestre dell’anno un progetto di cambiamento “epocale” (quale è stato definito dalla nostra stessa amministrazione fiscale), che parte obbligatoriamente per legge a gennaio, può non essere così semplice e soprattutto immediato. Le aziende che devono adeguarsi sono milioni e vanno da quelle di grandissime dimensioni alle piccolissime partite IVA (con la sola eccezione dei regimi di vantaggio), passando per le PMI che rappresentano il tessuto più tradizionale della nostra economia.

Una parte delle imprese è già attiva da luglio ma, per via della proroga di giugno, sono decisamente meno rispetto a quelle che potevano e dovevano essere. Questo cosa significa? Significa che il numero di aziende che si sta adeguando in questo periodo o che, ancora peggio, non si è ancora attrezzato, risulta molto alto. E significa anche che le progettualità da affrontare o internamente o tramite intermediario hanno solo l’ultima coda dell’anno per essere sviluppate ed integrate.

Non c’è dubbio che avere risorse, sia per le aziende che per gli intermediari, per affrontare questo periodo finale dai tempi strettissimi non è facile né banale. Occorre preoccuparsi di essere fuori tempo massimo? Occorre riflettere sull’eventualità di non essere in grado di adempiere ad un obbligo fiscale? In linea di massima sì, se ci atteniamo alla celeberrima condotta del buon padre di famiglia, ma non del tutto se adottiamo invece la logica di rapidità ed incisività del buon manager aziendale; Intesa in tal senso si candida come partner di riferimento ed è pronta a fare la sua parte.

Per terminare i progetti entro i tempi previsti occorre essere, appunto, rapidi e incisivi, non perdendosi in dettagli che possono poi essere ripresi con più calma ad obblighi assolti. Pertanto Intesa mette a disposizione, per questi ultimi mesi, un’offerta standard che si basa su elementi essenziali e determinanti:

  • fornitura dell’XML B2B o del CSV messo a disposizione da Intesa per il ciclo attivo
  • invio ad Intesa dello stesso tramite canali standard (SFTP o WS)
  • predisposizione per la ricezione delle fatture in XML B2B o CSV Intesa per il ciclo passivo

Intesa si occuperà come intermediario qualificato con lo SDI di:

  • Trasmettere/Ricevere le fatture B2B da e verso lo SDI
  • Fornire il proprio codice destinatario di intermediario per la registrazione sul Portale dell’ADE
  • Offrire un cruscotto di monitoraggio sugli stati delle fatture e le notifiche dello SDI
  • Conservare a norma le fatture XML e la loro visualizzazione in formato Human Readable con relativa ricerca e consultazione.

Tale offerta permetterà alle aziende che affrontano solo ora questa esigenza, di assolvere all’obbligo a partire dal 1° gennaio 2019.

Ci auguriamo di aver risposto in modo chiaro al quesito iniziale e invitiamo chi non lo avesse ancora fatto a muoversi con celerità: il tempo stringe e l’opportunità di una nuova proroga non è dietro l’angolo.

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