Fatturazione elettronica per i soggetti IVA dal 2019: interpretiamo la normativa

28 marzo 2018

Breve intervista al dott. Federico Campomori, Commercialista a Bologna, sull’estensione dell’obbligato di fatturazione elettronica a tutti i soggetti IVA a partire dal 1° gennaio 2019 (1° luglio 2018 per idrocarburi e subappalti).

Le disposizioni in materia di fatturazione elettronica introdotte dalla Legge di Bilancio 2018 rientrano tra le misure adottate dal Governo per contrastare l’evasione fiscale e le frodi IVA nel nostro Paese. Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica riguarderà tutti i soggetti IVA italiani a partire dal 1° gennaio 2019; l’obbligo sarà anticipato al 1° luglio 2018 per le cessioni di benzina e gasolio per autotrazione e per le prestazioni rese da soggetti subappaltatori e subcontraenti all’interno di appalti pubblici.

“Si tratta di un nuovo tassello da aggiungere al percorso di digitalizzazione del nostro Paese che prevede l’affiancamento di una macchina istituzionale a quelle già da tempo attivata dagli operatori come Intesa, che attraverso l’EDI e i servizi di delivery multicanale hanno permesso ai propri clienti di inviare e ricevere fatture e altri documenti di business quali ordini, conferme d’ordine, bolle di consegna e via discorrendo, tracciandone il percorso e giocando il ruolo della terza parte fidata” – racconta Luigi Traverso, Responsabile Offering Dematerializzazione e B2B di Intesa.

Riprendendo un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, il processo di fatturazione elettronica “risponde in primis a un’esigenza dell’impresa di disporre in modo tempestivo di tutte le informazioni che muovono il business; inoltre risponde al mercato che, in particolare a livello internazionale, spinge per una completa integrazione dei processi di filiera o nei rapporti tra fornitori e clienti”.

Per approfondire alcuni aspetti di carattere tecnico-normativo, abbiamo posto alcune domande al dott. Federico Campomori, a valle del suo intervento “Verso la fatturazione elettronica obbligatoria B2B” tenutosi nel contesto di un workshop organizzato da Intesa alla Milano Digital Week.

D: Le aziende sono in procinto di passare ad un modello di fatturazione totalmente digitale. Le fatture elettroniche potranno comunque essere stampate o la loro validità è vincolata al mantenimento nello stato elettronico?

R: Ai fini della conservazione dei documenti in capo al soggetto passivo IVA, le fatture elettroniche inviate e ricevute devono necessariamente essere conservate elettronicamente. Per i soli fini fiscali il periodo obbligatorio di conservazione è di cinque anni, per fini civilistici il tempo minimo obbligatorio è di dieci anni. Il processo di conservazione elettronica è disciplinato da una rigorosa normativa tecnica ed è soggetto ad adempimenti peculiari, in particolare per quanto riguarda la nomina di un soggetto responsabile della conservazione, la leggibilità dei dati conservati e la ricercabilità all’interno dell’archivio. Trattandosi di informazioni digitali con valore fiscale ma anche legale, le aziende non potranno esimersi da una corretta, duratura e controllata archiviazione che impedisca di perdere o mandare in fumo oltre al capitale di business anche le prove giuridiche e tributarie.

 

D: Parlando del ciclo passivo, è possibile che alcune fatture possano essere scartate perchè non sono stati inseriti alcuni dati non obbligatori ai fini fiscali ma obbligatori per la registrazione in contabilità?

R: La fattura elettronica può essere scartata dal sistema (SDI) solo se mancano o sono erroneamente inseriti dei dati indispensabili alla sua trasmissione. Accettazione o rifiuto sono opzioni attualmente in vigore per la trasmissione di fatture elettroniche alla PA; con lo scambio tra soggetti privati molto probabilmente non verranno implementate. Quindi, in caso di fattura correttamente trasmessa e ricevuta, l’eventuale disputa in merito al contenuto è in capo ai soggetti coinvolti ed è quindi esterna al sistema di trasmissione utilizzato.

 

D: Come viene identificato il destinatario della fattura all’interno del tracciato nel caso di B2B?

R: Ogni fattura, per essere correttamente inviata tramite SDI, necessità di un codice univoco destinatario all’interno del file XML, che nel caso di soggetto privato potrà essere attribuito direttamente dal soggetto intermediario. Quest’ultimo provvederà poi allo smistamento delle fatture ricevute dei vari soggetti intermediati in base alla partita IVA del soggetto ricevente.

 

D: Con la nuova legge sulla fatturazione elettronica B2B il canale EDI rimarrà attivo o andrà a scomparire?

R: Il canale EDI rimarrà; l’Agenzia delle Entrate sta valutando seriamente come integrare l’EDI alla fattura B2B salvaguardando le tantissime filiere che hanno investito nel ciclo EDI che, come è noto, comprende lo scambio elettronico di molti altri documenti oltre la fattura (ordine, conferma d’ordine, bolla di consegna, ecc). Pertanto ci si aspetta nel provvedimento attuativo una definizione molto chiara dell’argomento.

 

D: Sarà quindi possibile inviare un tracciato allo SDI e uno direttamente al cliente via EDI?  Quale dei due è valido ai fini fiscali e legali?

R: Si sta valutando di ritenere valida ai fini fiscali la fattura che passerà attraverso lo SDI e valida ai fini operativi quella EDI, dato che il tracciato EDI contiene molte più informazioni atte ad un esaustivo controllo, validazione e messa in pagamento della fattura. Di fatto la fattura B2B inviata allo SDI accontenterà l’Agenzia delle Entrate per i fini fiscali e l’EDI accontenterà il cessionario per i fini gestionali.

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