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26.11.2021
| Tempo di lettura: 7 min

Identità digitale, utente al centro e più servizi

La pandemia ha contribuito alla diffusione di SPID e CIE, ma ora è necessario consolidarne l’utilizzo

Il 19 novembre 2021 si è tenuto il Convegno finale dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano. Riassumiamo i risultati principali della ricerca.

Cosa ha evidenziato l’Osservatorio:

+ 113% di utenze SPID tra il 2020 e il 2021 (il 43% della popolazione), l’apertura all’utilizzo di SPID e CIE per l’adeguata verifica del cliente e l’annunciata revisione di eIDAS.

Durante l’ultimo Convegno finale dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio, ha descritto il panorama delle identità digitali come un “in estremo fermento”. Vediamo i motivi di questa descrizione, riassumendo i principali punti del convegno.

SPID e CIE, a che punto siamo

Nonostante l’Italia sia tra i migliori grandi paesi in Europa per diffusione di un sistema di identità digitali federate, oggi si trova davanti a un’impasse: le iniziative governative messe in atto per affrontare l’emergenza Covid (il green pass fra tutti, ma anche il cashback e i vari incentivi) hanno contribuito alla velocissima diffusione delle utenze SPID, ma ciò ha anche fatto in modo che il sistema pubblico di identità digitale sia ancora percepito tra la popolazione come strettamente legato alla pubblica amministrazione.

Stando ai dati, il numero di fornitori privati aderenti al sistema SPID è di 59 aziende, a fronte delle potenziali 175.000 che potrebbero beneficiare dall’integrazione delle utenze SPID nei propri servizi. Per CIE si parla addirittura solo di 3 aziende private accreditate. Ed è qui che si crea il circolo vizioso: la diffusione delle utenze è alimentata dal numero dei servizi che ne consentono l’utilizzo, ma l’integrazione dell’identità digitale nei servizi dipende essa stessa dalla sua diffusione.

La strada, dunque, è tracciata: è necessario ampliare il numero di occasioni in cui è possibile utilizzare la propria identità digitale, coinvolgendo i privati, ma anche migliorando l’esperienza d’uso. Il coinvolgimento dei privati, inoltre, è determinante anche per la sostenibilità del modello SPID, al momento totalmente gratuito nella pubblica amministrazione. Sullo sfondo, l’attività dell’Unione Europea e la revisione eIDAS.

Per approfondire: Il ruolo dei service provider nell’operatività del business

Spid OnBoarding

La revisione eIDAS e il digital wallet europeo

Anche l’UE sta ponendo la sua attenzione sul tema delle identità digitali, per cui la gran parte dei paesi europei ha già all’attivo numerosi sistemi. La creazione di un sistema unico di identità digitale, o per lo meno di una collaborazione tra i paesi UE in questo settore, è fondamentale per progredire nella creazione di un digital market UE.

A luglio 2021 la comunità ha così pubblicato una proposta di revisione di eIDAS, mirata proprio alla creazione di un digital identity wallet europeo.

L’evoluzione delle digital identity in Italia, obiettivo 2026

La diffusione dell’identità digitale in Italia è anche tra i principali punti del PNRR, con l’obiettivo di raggiungere il 70% di popolazione con un’utenza SPID o CIE entro il 2026.
Nelle parole di Silvana Filipponi, Head of Digital Identity del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, “la cittadinanza digitale è un’opportunità, ma anche un diritto”.

Ecco allora che, oltre a spronare l’adozione da parte dei servizi privati, anche le istituzioni ne favoriscono l’utilizzo e, nel futuro, supporteranno la creazione di un nuovo schema paneuropeo di gestione delle identità digitali.

Già nei prossimi mesi, grazie a SPID e CIE, sarà possibile utilizzare la propria utenza nella raccolta firme referendarie per i residenti all’estero, ma nel frattempo sono anche stati attivati sportelli locali per aiutare i cittadini nella fase di attivazione, sono state avviate le procedure per aprire SPID ai minori e l’intero sistema verrà reso più inclusivo, dando la possibilità, a chi non può usare la propria identità digitale in prima persona, di delegare alcune azioni.

La cittadinanza digitale è un’opportunità, ma anche un diritto.

– Silvana Filipponi, Head of Digital Identity del Dipartimento per la Trasformazione Digitale

La chiave di volta: frequenza di utilizzo e reperibilità delle credenziali

I numeri cambiano se si allarga il conteggio delle utenze ad ogni tipo di identità digitale, incluse le credenziali per l’home banking e le credenziali social. La percentuale di popolazione in possesso di un’identità digitale arriva così al 99%.
Una percentuale così alta indica un cambiamento strutturale nell’abitudine degli utenti nei confronti dell’identità digitale. Ma allora perché i sistemi certificati SPID e CIE non sono così diffusi?

La differenza risiede principalmente in due aspetti: la frequenza con cui l’utente accede all’home banking e ai canali social (che implica una maggiore facilità nel ricordarsi le password) e la facilità di utilizzo, non solo contestuale all’accesso ma anche nella procedura di onboarding: il tempo richiesto per attivare l’utenza deve essere giustificato dal servizio che si sta attivando.

Ovviamente, ogni schema di identità e la relativa facilità di utilizzo va associato alla sicurezza nella fase identificativa, il cosiddetto “level of assurance”, ma i dati rimangono significativi: soprattutto nel caso di SPID, e su alcune fasce di popolazione più giovane dove la penetrazione supera l’87%, la popolazione vuole utilizzare e spendere la propria identità digitale.

Secondo Marco Broggio, CIO di Intesa, intervenuto al Convegno: “Bisogna cercare di convergere verso soluzioni sempre più facili e più standard, tenendo in considerazione anche chi non è nativo digitale. Ma oltre alla fase di autenticazione e login è fondamentale ottimizzare la precedente fase di onboarding e la creazione della propria identità digitale: in questo caso ci sono molti esempi di come la tecnologia, ad esempio l’Intelligenza Artificiale, potrebbero aiutare, facilitare e velocizzare il processo di riconoscimento, potenzialmente anche per SPID, in modo da renderlo facile e accessibile in poco tempo alla maggior parte degli utenti”.

Non solo ampliare il bacino di servizi privati a cui si può accedere tramite identità digitale, dunque, ma anche riportare l’utente al centro dei processi e far sì che l’esperienza d’uso sia facile e coerente in ogni fase. Questa la ricetta per consolidare il futuro dell’identità digitale, italiana ed europea.

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