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19.10.2022
| Tempo di lettura: 6 min

Identità digitali e digital onboarding: cosa c’è nel futuro?

Digital wallet e sperimentazioni su blockchain, ecco come cambierà l’onboarding bancario

Il digital identity wallet e il progetto O-KYC sono due importanti evoluzioni che cambieranno il modo in cui le identità digitali si inseriranno all’interno dei processi di onboarding. Quali saranno le implicazioni per i servizi finanziari?

In questo articolo scoprirai:

La semplificazione delle procedure di onboarding, KYC e adeguata verifica è uno degli obiettivi che attirano gran parte degli investimenti in ambito ICT, per il quale vengono sfruttate molte delle tecnologie più innovative a disposizione sul mercato: biometria, artificial intelligence e controlli antifrode

Semplificare la customer experience nel digital onboarding e al tempo stesso rispettare la normativa è effettivamente un problema complesso. Le ultime sperimentazioni e proposte che potranno aiutare a risolverlo, insieme all’evoluzione dei sistemi digitali, sembrano avere la caratteristica di essere modelli più “collaborativi” tra pubblico e privato, ma soprattutto quella di ridare agli utenti il pieno controllo dei loro dati. Cosa cambierà?

Identità digitali e la Self-Sovereign Identity

Almeno in Italia, l’utilizzo delle identità digitali SPID e CIE nei processi di onboarding (non solo bancario) è già realtà, grazie alla regolamentazione da parte di AgID dei service provider. C’è però, in ambito digital identity, un’innovazione che potrebbe avere sviluppi interessanti anche nell’onboarding bancario: la creazione di un European Digital Identity Wallet, un’identità digitale europea il cui primo rilascio è previsto nel 2024 e la cui architettura si baserà sul modello della Self Sovereing Identity.

Proprio grazie alla sua struttura “a portafoglio”, l’identità digitale europea sarà in grado di raccogliere vari “attributi” legati alla persona, oltre alle più semplici informazioni anagrafiche: a questo scopo nel luglio 2022 AgID ha emanato le “Linee guida recanti le regole tecniche dei gestori di attributi qualificati”, ovvero i soggetti denominati anche “Attribute Authorities” e così definiti:

I gestori di attributi qualificati sono tutti i soggetti che in base ad una norma hanno il potere di attestare abilitazioni o autorizzazioni richieste dalla legge ovvero stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche, ovvero gli altri dati, fatti e informazioni funzionali alla fruizione di un servizio attestati da un gestore di attributi qualificati.

art. 62 comma 2-duodecies del CAD

Il potenziale della blockchain

La diffusione delle identità digitali SPID e CIE sta già effettivamente semplificando il riconoscimento degli utenti, soprattutto per l’acquisizione dei dati anagrafici. Il questionario KYC e l’adeguata verifica dei clienti, tuttavia, prevedono molti altri controlli e documenti.

Ridurre i tempi e i costi dell’intero processo di onboarding bancario è l’obiettivo anche del progetto O-KYC basato su tecnologia blockchain. L’iniziativa, guidata da CeTIF Advisory, costola dell’Università Cattolica, e Intesa, a Kyndryl Company in collaborazione con IBM e Cherry Chain, prevede la condivisione delle informazioni necessarie ai processi di O-KYC tra i partecipanti all’ecosistema attraverso, la creazione di un wallet che permetta al cliente di autorizzare il trasferimento delle proprie informazioni. Il tutto in linea con il regolamento GDPR sulla gestione dei dati, garantendo la sicurezza dell’intero processo e un pieno controllo all’utente finale dei propri dati.

Il progetto, avviato nell’estate 2020 e la cui prima fase sperimentale si è conclusa nel febbraio 2021, è oggi stato ufficialmente ammesso nella sandbox regolamentare della Banca d’Italia.

Le implicazioni

Come si è visto, in entrambi i casi sopra descritti (il digital wallet europeo e il progetto O-KYC), l’obiettivo è anche ri-consegnare agli utenti il pieno controllo sulla condivisione dei loro dati, scegliendo esattamente quali “attributi verificati” condividere. Attributi che non saranno legati soltanto ai dati anagrafici della persona, ma che potranno contenere informazioni di vario genere: dalla patente al titolo di studi, dalle informazioni sanitarie a perché no, anche i contratti di lavoro o informazioni fiscali. Insomma, la varietà di informazioni che potranno essere contenute in un wallet è potenzialmente molto ampia. 

L’introduzione di un sistema di identità digitale con una struttura a wallet avrà due importanti implicazioni per i servizi finanziari. 

La prima, più operativa e grande opportunità, è che uno strumento come un wallet potrà sicuramente supportare meglio gli istituti finanziari nelle procedure KYC e di Adeguata Verifica, in cui vengono richieste all’utente tantissime informazioni, ma anche in quelle di aperture di un mutuo o di un credito, per esempio. Il modello del digital wallet potrà fornire agli istituti finanziari, in modo completamente digitalizzato, la garanzia che il cliente abbia effettivamente tutti i requisiti per accedere appunto all’apertura di un conto o alla cessione di un credito, senza necessità di ulteriori controlli e passaggi interni all’istituto finanziario.

La seconda, maggiormente legata alla proposition degli istituti finanziari e potenziale rischio, è che a quel punto le Banche vedranno ridotto il loro ruolo di “data custodian” o “certificatore”, proprio perché i dati torneranno sotto il pieno controllo degli utenti e a quanto pare sarà obbligatorio per il settore privato accettare il digital wallet come strumento di identificazione.

Ciò che è certo è che il mondo delle identità digitali e dell’onboarding finanziario è in movimento: non resta che prepararsi ai grandi cambiamenti.

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