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16.09.2020

Che cos’è il KYC e perché adottarlo

Il KYC è importante per tutelare consumatori e aziende da frodi online, corruzione e pratiche di riciclaggio di denaro.

Da sempre la criminalità ha trovato escamotage per sfruttare illegalmente l’identità degli individui per pratiche illecite, un fenomeno che i governi stanno cercando di limitare a colpi di normative e innovazioni tecnologiche. Ecco perché il KYC oggi è un alleato importante.

Se recentemente avete aperto un conto bancario o stipulato un nuovo contratto assicurativo, sicuramente avrete già avuto a che fare con una procedura KYC. In questo articolo vi spiegheremo cos’è, come implementarlo e perché adottarlo.

Che cos’è il KYC

Il KYC, acronimo di Know Your Customer (letteralmente: “conosci il tuo cliente”), è l’insieme di procedure che devono essere attuate da alcuni istituti e professionisti per obbligo di legge. Queste procedure servono per acquisire dati certi e informazioni sull’identità dei loro utenti e clienti.
Le procedure KYC, come si è detto, costituiscono obbligo di legge e sono solo una parte degli adempimenti normativi dettati dalle più ampie direttive europee antiriciclaggio (racchiuse sotto l’acronimo di AMLD – Anti Money Laundry Directives), il cui ultimo aggiornamento è stato recepito in Italia con il decreto legislativo 90/2017.
In Italia il KYC può essere presentato come il “Questionario per l’adeguata verifica della clientela”.

Perché il KYC

In parole semplici, determinate categorie di professionisti, istituti e aziende sono obbligate a verificare l’identità del cliente e ad acquisire su di lui informazioni che aiutino a valutare il rischio di riciclaggio di denaro o finanziamento alla criminalità.
Le procedure KYC, quindi, non comprendono solo il riconoscimento e verifica dell’identità (per cui si parla di “onboarding”), ma anche l’acquisizione di tutte quelle informazioni che dovrebbero consentire al soggetto “verificatore” di valutare l’esposizione ad eventuali rischi di riciclaggio e finanziamento al terrorismo, su cui dovrà, inoltre, effettuare un controllo costante. Un adempimento oneroso, sia in termini di risorse che di tempo.

Chi deve attuare il KYC

I soggetti obbligati ad effettuare le procedure KYC sono:

  • intermediari bancari e finanziari
  • professionisti (commercialisti, consulenti del lavoro)
  • notai e avvocati
  • revisori legali e società di revisione
  • agenti immobiliari
  • mediatori civili
  • prestatori di servizi di gioco
  • prestatori di servizi di valuta virtuale.

Come implementare il KYC

Come si è detto, le procedure KYC sono un obbligo di legge dettato dalle direttive anti-riciclaggio dell’Unione Europea. Per chi avesse necessità di implementare delle procedure KYC, quindi, è innanzitutto consigliabile rivolgersi a società di consulenza e a esperti che sappiano stabilire quali informazioni bisognerà raccogliere dal cliente e quanto tempo deve intercorrere per la verifica successiva.
Per quanto riguarda la verifica dell’identità, sono oggi disponibili sul mercato algoritmi di Artificial Intelligence che consentono di implementare procedure di riconoscimento completamente digitali (Digital Onboarding) e che hanno il vantaggio sia di adempiere alla normativa sia di migliorare la customer experience e poter acquisire nuovi clienti anche da remoto.

La soluzione di Digital Onboarding di Intesa (Gruppo IBM) dà inoltre la possibilità di “internazionalizzare” la procedura di riconoscimento, poiché l’algoritmo è in grado di riconoscere e validare documenti di identità stranieri, anche extra-UE o scritti in alfabeti non latini.

KYC: prospettive di innovazione

Si può facilmente immaginare quanto delle procedure così complesse come quelle KYC possano pesare sui bilanci di chi è soggetto all’obbligo: una ricerca di Thomson Reuters Survey stima che una banca di medie dimensioni spende circa 40 milioni di sterline all’anno per implementare e mantenere le procedure KYC.*
Unitamente alla sicurezza e tutela dei consumatori e delle aziende, infatti, la riduzione dei costi è uno degli obiettivi primari delle procedure di Know Your Customer e del progetto avviato a giugno 2020 da CeTIF – Università Cattolica Del Sacro Cuore, Intesa (Gruppo IBM), in collaborazione con le Authority, Cherry Chain e IBM per la condivisione sicura delle informazioni all’interno di un ecosistema: ciò consentirà all’utente di avere il controllo completo dei propri dati, e alle aziende dell’ecosistema di ottenere un notevole risparmio sulle procedure KYC.

* Fonte: ITProPortal, The spiralling costs of KYC for banks and how FinTech can help

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